Vandalism againts Pao’s Street Art in Milan

Milano in questi giorni si è messa in mostra per l’ennesima volta.
Non per le eccellenze nella moda e nel design bensì per una serie di atti vandalici contro delle opere d’arte.

Voglio parlare delle opere di Paolo Bordino, in arte Pao.
Bordino era arrivato alla ribalta dello scenario Street Art milanese per aver dipinto i tristissimi spartitraffico milanese “panettone” in più simpatici pinguini.
Questo piccole opere lo hanno portato negli anni scorsi all’attenzione dell’amministrazione milanese la quale gli aveva recentemente commissionato un’installazione presso Piazza Mercanti.

Pao aveva accettato con entusiasmo la proposta dell’amministrazione meneghina e ha deciso di coronare tutto ciò realizzando presso Piazza Mercanti un’installazione di otto statue a grandezza naturale raffiguranti personaggi che hanno fatto la storia della città: dal mercante fallito a Sant’Eligio, da Matteo I Visconti a Belloveso.
Le rappresentazioni di Bordino, realizzate in poliuretano espanso, avevano lo scopo di fungere da ponte, attraverso una forma d’arte diversa da quelle presenti in gran mole nel capoluogo lombardo, tra la storia del personaggio rappresentato ed un luogo-simbolo associato al personaggio come, ad esempio, il Palazzo del Giureconsulti, le Scuole del Broletto piuttosto che la Loggia degli Osii.

Purtroppo le sagome di Pao non hanno avuto modo di adempiere al loro dovere per molto tempo: sono state distrutte durante il weekend appena trascorso, un atto vandalico che secondo i racconti di cronaca non sarebbe legato ad altri writer della scena milanese ma all’inciviltà e alla pochezza culturale di alcuni frequentatori della zona piuttosto che di passanti.
Amara la reazione dell’artista che associa questi atti vandalici ad una forma di frustrazione sociale verso l’arte nelle sue diverse espressioni e di incapacità di comprensione verso un progetto di narrazione storica realizzato in collaborazione con la città di Milano.

Ponendo la questione su un piano di riflessione personale non posso che essere amareggiato per quanto vi ho appena raccontato. Io non sono un amante dell’arte eppure non concepisco questa violenza verso un’espressione di valori e qualità così affascinante e allo stesso tempo di difficile comprensione.
Una città come quella di Milano dovrebbe impegnarsi con maggior forza nella sensibilizzazione di coloro danno sfogo alla loro ignoranza e inciviltà: l’arte è sempre stata un mezzo di elevazione sociale, ecco questo andrebbe spiegato a questi piccoli uomini che definire vandali è un dolce apostrofare.
Chiudo con un omaggio alla Street Art: non ho mai amato l’arte eppure trovo più forza comunicativa in un disegno di un writer che lavora con la sua arte per qualificare una zona in degrado piuttosto che nelle opere dei più famosi artisti del panorama internazionale così fortemente imprigionati in una sensibilità poco accessibile e in un linguaggio accademico molto più che ammorbante.

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