Influencers and bad comunication on Social Network: Italian Referendum

Yesterday took place the Italian Referendum and today I want to talk about how the influencers’ comunication on Social Network have driven the results. 

Questo Referendum costituzionale ha dato l’ennesima dimostrazione che i famosi “influencer” e i loro “discepoli” sui social network hanno dato un contributo fondamentale al risultato di questo consulto popolare. 

Sono stati mesi di campagna referendaria abbastanza pesanti: quotidianamente siamo stati bombardati da una propaganda da ambo i fronti che, nonostante sia stata studiata e messa in pratica con potenza di fuoco nettamente diversa sul piano dell’advertising, ha dato parecchio materiale di discussione al popolo dei social: da Facebook a Twitter passando per Instagram gli italiani hanno espresso commenti e colto l’occasione per schierarsi apertamente (e, mi permetto di dire, spesso cadendo nel ridicolo nell’esporre le proprie motivazioni) chi per il SI e chi per il NO tuttavia non mi interessa porre la riflessione sul piano personale e su quale sia stato il mio voto, non voglio che questo mio articolo diventi l’ennesima sede di commenti pro o contro quello che è stato un risultato eloquente.

Iera sera stavo seguendo i risultati in TV come milioni di italiani e, mano a mano che uscivano i primi exit pool, commentavo i risultati a caldo con i miei amici e uno di loro sosteneva che tanti di quelli che sono andati alle urne lo hanno fatto più per “mandare a casa qualcuno” o perchè convinti di “mandarne a casa tanti riducendo”: in cuor mio avevo già questo avvilente presentimento, certi commenti sulle pagine social post risultati me ne hanno dato la conferma. 

Oggi leggendo i giornali tanti commenteranno la vittoria del NO e le dimissioni annunciate di Matteo Renzi invece io, come ho preannunciato nel titolo, vorrei discutere di quella comunicazione e di tutti coloro che hanno deciso come votare seguendo l’aria che tirava in rete. Sono sostanzialmente deluso da quanto mi tocca constatare: ancora una volta, facendo valere il proprio diritto di voto, tanti hanno colto l’occasione di esercitare un altro diritto ovvero la propria libertà d’espressione e di pensiero. Lungi da me il sospetto che io sia contrario alla libera espressione della propria opinione tuttavia mi duole leggere baggianate scritte con convinzione e consapevolezza solo perchè l’ambiente sociale di Facebook e dei social network tutti lo consentono. 

“Basta un Si” “#iovotoNO”. Questi slogan campeggiavano sulle immagine profilo di milioni di utenti che commentavano le pagine e le live direct degli esponenti dei due fronti: la gente ormai vota e si esprime cosi, la gente vota e si fa un’idea sui social. Mi dispiace fare di tutta l’erba un fascio ma per tanti, troppi è cosi: fortunatamente per tanti che hanno deciso liberamente di andare a votare secondo questi canoni ce ne sono stati altrettanti che hanno cercato di farsi un’idea con un maggior buonsenso senza decidere di tuffarsi nel pentolone del “popolino”. 

Il day after, il dolce risveglio italico ci consegna una guerriglia a colpi di post su Facebook e Twitter: toni di tragedia tra gli sconfitti del SI, esultanze da derby per i sostenitori del NO. Personalmente è una tristezza immensa notare queste pantomime, questo mettersi in ridicolo, questa necessità di sentirsi protagonisti o forse, per meglio dire, esibizionisti. Siamo forse il solito popolo di catastrofisti ed esaltati a corrente alternata? Forse si, forse no ma non nascondo il non poco imbarazzo nel leggere tanti a me vicini piuttosto che dei soliti amanti della caciara tra le pagine dei nostri “onorevoli”. I toni e i temi sono spesso discorsi da bar per non parlare degli stupri plurimi alla lingua italiana. 

Voglio cogliere, in conclusione, il positivo di questo Referendum: più del 70% degli elettori ha deciso di andare a votare e far valere quel principio fondamentale chiamato democrazia e questo non può che farmi ben sperare in un futuro con uno spiraglio di luce per un Italia a cui ero, sono e sarò sempre legato come ognuno lo è a casa sua. Ah dimenticavo: in un recente articolo, un mio caro amico e lettore ha colto l’occasione per sottolinearmi una crescente responsabilizzazione per contestare il mio dato di astensionismo dei giovani alle urne. Ieri tantissimi giovani (18-24 anni) hanno preso parte al quasi 70% di coloro che si sono presentati al voto. Beh amico mio, non sono mai stato cosi felice di essere smentito. 

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