Maschere e Certezze

Viviamo in un mondo di apparenze ed emozioni in continua lotta tra di loro.
Un giorno ti alzi dal letto e sei felice, quello seguente non sai se sarà così… non è una regola, un dogma ma l’idea che ogni giornata sia specchio di quella precedente e anticipazione di quella successiva non mi è mai appartenuta e mai mi apparterrà.
Sostanzialmente siamo portati a vivere ricercando una certezza in un mondo che di certezze non ne ha eccezione fatta per l’epilogo: prima o poi quello arriverà per tutti.
Non voglio impostare questa mia riflessione come qualcosa di tendente al catastrofico tuttavia spesso mi trovo a riflettere su ciò che potrà essere del mio futuro e su come effettivamente io mi trovo ad affrontare le mie giornate in uno stato di solitudine nonostante io non sia solo.
Si ok tutti o quasi abbiamo delle certezze materiali: una famiglia, una cultura derivante più o meno da un percorso di studi, un lavoro, degli amici e del denaro in tasca… ma tutto questo lo riteniamo sempre sufficiente a soddisfare la nostra bramosia di felicità?
Personalmente credo che la felicità sia ormai qualcosa di costruito, derivante da un qualcosa e che la mancanza di quel qualcosa ci induca a nasconderci dietro ad una maschera, dietro ad una falsa proiezione del nostro stato d’animo: non riesco mai ad essere felice quanto vorrei e alle volte pare che io sia sempre insoddisfatto.
Non riesco a mettermi quella maledetta maschera.
Non è per niente facile da spiegare eppure ho come l’impressione di vivere questa sensazione tutti i giorni: ho tanto per cui essere felice ma mi manca sempre qualcosa, ho 99 centesimi ma mi manca l’ultimo centesimo per raggiungere l’euro.
La cosa peggiore è non sapere neanche cosa possa essere quel famoso ultimo centesimo.
E’ un ragionamento controverso: ogni volta che ho l’illusione di aver trovato la quadra mi accorgo che in effetti non è così… è quasi una condanna a ricercare il pezzo mancante.
Ogni volta che mi accorgo che la ricerca è ripartita cado in contraddizione con me stesso e mi sento costretto a scegliere: o indosso la maschera e celo il mio stato d’animo o mi mostro al naturale e faccio trasparire i miei sentimenti incurante di quanto possa significare questo per chi mi sta accanto.
E’ un circolo vizioso.
E’ come aver bisogno d’aiuto e non volerlo cercare.
Fondamentalmente vivo su un’altalena che si muove secondo un ritmo non stabilito e ad ogni cambio di andamento mi sento disorientato, perdo la bussola.
Ora mi sento un po’ meglio, sarà che scrivendo ho provato a parlarne.

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